Diritto collaborativo
di Carla Loda
Il diritto collaborativo, nato negli Stati Uniti e successivamente diffusosi in Canada e in Europa (Francia, Germania, Belgio, Austria, Svizzera, Spagna), è un nuovo modo di risoluzione non contenziosa dei conflitti che, applicato alle questioni di diritto di famiglia, propone una soluzione basata sul coinvolgimento diretto delle parti interessate, che restano protagoniste della decisioni relative alla loro vita e a quella dei loro figli, e che si impegnano a rispettare, con i loro rispettivi avvocati, i principi essenziali del diritto collaborativo.Il diritto collaborativo, secondo i dati statistici rilevati negli USA, in Canada e in alcuni Paesi europei, è una modalità di risoluzione dei conflitti che genera grande soddisfazione con ampia probabilità di riuscita e durata nel tempo, è una seria ed efficace alternativa al contenzioso, nel pieno rispetto dei diritti delle parti e dei loro interessi.
L'obbiettivo è quello di cercare una soluzione che soddisfi gli interessi di entrambe le parti e che risolva le loro controversie, nel rispetto della dignità e dell'equità, con l'impegno di non rivolgersi all'autorità giudiziaria durante tutta la durata del processo collaborativo ma solo all'esito dello stesso per far ratificare l'accordo raggiunto.
I clienti, con l'aiuto di avvocati formati alla pratica del diritto collaborativo, controllano il procedimento, in un clima di cooperazione che riduce la tensione emotiva del conflitto. Il percorso collaborativo è più rapido, meno conflittuale e più economico di una separazione giudiziale.
Il diritto collaborativo non è mediazione familiare, in quanto nella mediazione familiare c'è un esperto - un "facilitatore della comunicazione" - che, senza la presenza degli avvocati, aiuta le parti a mediare soluzioni condivise. Nel diritto collaborativo si giunge ad un accordo che è il frutto di un percorso elaborato dalle parti e dai loro difensori. La pratica collaborativa si differenzia anche da una separazione consensuale. Spesso, infatti, una buona separazione consensuale poi si scontra con le modificazioni che intervengono nella vita delle persone coinvolte, perché essa non è il frutto di un percorso delle parti, ma il risultato di una trattativa tra i difensori.
Nel diritto collaborativo, intorno a un tavolo, siedono le parti ed i loro legali: ad essi possono aggiungersi un consulente esperto in dinamiche delle relazioni familiari, un consulente esperto in psicologia dell'età evolutiva per le eventuali problematiche che riguardano i figli, un consulente finanziario per gli aspetti patrimoniali della separazione (o del divorzio).
Nel caso in cui risultasse impossibile raggiungere un accordo gli avvocati che hanno partecipato al percorso di diritto collaborativo non potranno assistere le parti nel giudizio contenzioso che le stesse potranno instaurare rivolgendosi ad altri professionisti.
In ciò sta la forza del processo collaborativo che motiva parti e difensori a lavorare costruttivamente ad un accordo con la garanzia che tutto quanto avverrà in tale contesto non potrà essere utilizzato in un eventuale giudizio contenzioso futuro.
Le parti che scelgono il processo collaborativo devono farsi assistere da avvocati esperti in diritto di famiglia e che abbiano frequentato un corso di formazione a questo metodo.
Il processo si svolge secondo precise tappe e con l'utilizzo di tecniche di comunicazione e di "negoziazione ragionata", nel rispetto di regole prestabilite e di principi etici, tra i quali l'obbligo della riservatezza e della trasparenza, la ricerca di una soluzione che soddisfi gli interessi di entrambi le parti e che tenga sempre presente il benessere dei figli, l'utilizzo, nella comunicazione tra le parti, così come tra gli avvocati e tra questi e le parti, di un linguaggio che non sia nè denigratorio nè accusatorio, in uno spirito di collaborazione per trovare una soluzione concordata.
L'avvocato è responsabile verso il proprio cliente e lo assiste in tutta la durata del processo, ma ha anche il compito di lavorare in un gruppo nel quale tutti coloro che vi intervengono hanno come obbiettivo la ricerca di un accordo: se il processo subisce una battuta d'arresto l'impegno assunto deve spingere le parti e gli avvocati a ricercare eventualmente un soluzione parziale o temporanea adatta a quel nucleo familiare, al fine di conservare gli eventuali accordi già raggiunti ed evitare di vanificare l'attività svolta.