Dichiarazione (o riconoscimento) di paternita' e obbligo di mantenimento dei figli naturali: contributo periodico e rimborso in favore del genitore adempiente
in Rivista dell'AIAF- Associazione Italiana degli Avvocati per la famiglia e per i minori n. 03/2010
di Carla Loda
Nel nostro ordinamento, come noto, i figli naturali possono essere riconosciuti dai genitori sia attraverso un atto di accertamento privato (alla nascita o successivamente) sia per mezzo di un procedimento giudiziale .1
L'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità (o di maternità) è lo strumento giuridico attraverso cui il soggetto nato fuori dal matrimonio può conseguire lo status di figlio naturale indipendentemente da un atto di volontà del padre o della madre. Ciò che differenzia appunto il riconoscimento effettuato ex art.250 cod.civ. dalla dichiarazione giudiziale è l'elemento della volontarietà.
La dichiarazione giudiziale di cui all'art.269 cod.civ. è considerata fattispecie integrativa della filiazione essendo necessaria per darle certezza giuridica erga omnes e per consentirle di produrre tutti i suoi effetti. Trattandosi di accertare solo una condizione preesistente, costituita dall'evento procreativo, la relativa sentenza ha natura dichiarativa e gli effetti della stessa operano ex tunc.
E' espressamente previsto nel nostro codice civile che la sentenza dichiarativa della filiazione naturale produca i medesimi effetti del riconoscimento e che il riconoscimento del figlio naturale comporti l'applicazione di tutte le norme concernenti i diritti/doveri propri della filiazione legittima.
Secondo il combinato disposto degli artt. 261 e 277 cod.civ. l'assunzione dello status genitoriale è appunto il momento di decorrenza degli oneri previsti negli artt. 147 e 148 cod.civ., nonché all'art. 30, comma 1, Cost.2
Tra i principali obblighi che gravano sul genitore vi è quello del mantenimento, che sorge automaticamente per il solo fatto della filiazione, indipendentemente dai rapporti personali fra i genitori, e prescinde dallo stato di bisogno del minore.
La giurisprudenza3 è unanime nel ritenere che l'obbligo al mantenimento decorre dalla nascita del figlio e non dall'atto di riconoscimento o dalla domanda giudiziale. In tali casi, è stato precisato, pur sorgendo il diritto del minore al mantenimento dal momento della nascita (e quindi il diritto al rimborso dalla data di effettuazione delle anticipazioni), lo stesso può trovare soddisfazione esclusivamente dopo il pregiudiziale definitivo accertamento dello status di figlio naturale.Infatti, se è vero che l'obbligo di mantenimento ha fonte legale e sorge automaticamente, nondimeno è altrettanto vero che lo stesso diviene coercibile solo a seguito della sentenza che abbia accertato la paternità (o la maternità) naturale: è la definitività della sentenza di accertamento che costituisce presupposto dell'esecuzione del titolo.
Il genitore che per primo ha riconosciuto il figlio e che ha provveduto al suo mantenimento in via esclusiva, successivamente all'atto di riconoscimento da parte dell'altro genitore (o alla sentenza di accertamento giudiziale di paternità), avrà il diritto di ripetere nei confronti di quest'ultimo, se inadempiente, una quota delle spese sostenute. Ciò per applicazione analogica dell'art.1299 cod.civ. (regresso tra condebitori solidali in caso di adempimento dell'obbligazione da uno solo di essi), alla stregua del principio che si trae dall'art.148 (richiamato dall'art.261 per la filiazione naturale) che prevede l'azione giudiziaria contro il genitore inadempiente, senza pertanto che sia configurabile un caso di gestione di affari altrui (cfr., per tutte, la sentenza n°15063/2000 della Corte di Cassazione5  e, per la giurisprudenza di merito, la sentenza 7 gennaio 2009 n°51 della Corte d'Appello di Roma6 ).
Sono assai frequenti nella prassi giudiziaria i contenziosi instaurati dal genitore che per primo ha provveduto al riconoscimento del figlio (e sul quale è gravato il mantenimento dello stesso) finalizzati ad ottenere dall'altro genitore naturale la corresponsione di una somma periodica a titolo di mantenimento del figlio ovvero la condanna a rimborsare pro quota le spese sopportate per il predetto mantenimento fino alla pronuncia giudiziale.
Diversa da quella ora esaminata è la questione relativa all'individuazione della data di proponibilità della domanda di rimborso delle somme anticipate per il mantenimento del minore.
La domanda di rimborso delle spese sostenute per il mantenimento del figlio può essere promossa (dal genitore, iure proprio) avanti al Tribunale per i Minorenni unitamente alla domanda di accertamento della filiazione naturale, formulata nella qualità di genitore esercente la potestà sul minore7 .
E' risalente e consolidato l'orientamento giurisprudenziale8 che ha rilevato come il giudice minorile adito per il riconoscimento di paternità di un minore deve ritenersi competente a conoscere ogni domanda consequenziale di natura economica, fra le quali, quindi, anche quella concernente il rimborso delle spese già sostenute per il mantenimento del minore.
La competenza del T.M. è radicata in ragione del fatto oggettivo della presenza in giudizio di un minore e in tale prospettiva non si ravvisano le condizioni per operare distinzioni fra il periodo antecedente alla sentenza e quello successivo ovvero per operare preclusioni all'esercizio di un'azione di regresso tra condebitori solidali (ex art. 1299 cod.civ.) quale risulta essere quella in oggetto. Tale conclusione, oltre ad essere in sintonia con la giurisprudenza della Suprema Corte, risulta anche in linea con il principio di economicità e con quello del giusto processo che ne impongono, fra l'altro, una ragionevole durata.
Ai fini della determinazione del quantum dell'assegno di mantenimento si deve tenere conto dei redditi del genitore obbligato: per la determinazione dell'assegno di mantenimento a favore del figlio minore, le buone risorse economiche dell'obbligato hanno rilievo non soltanto nel rapporto proporzionale con il contributo dovuto dall'altro genitore, ma anche in funzione diretta di un più ampio soddisfacimento delle esigenze del figlio, posto che i bisogni, le abitudini, le legittime aspirazioni di questo e in genere le sue prospettive di vita, non potranno non risentire del livello economico-sociale in cui si colloca la figura del genitore (Cass. n°7644 del 13.07.1995).
La ricostruzione analitica degli esborsi unilateralmente sostenuti a beneficio della prole è spesso difficile, ragion per cui la relativa liquidazione potrà avvenire in via equitativa in forza di parametri prefissati, quali la soddisfazione delle esigenze alimentari, abitative e scolastiche, il tutto sulla base di un rapporto di solidarietà fra condebitori e su specifica domanda di parte (poiché tale pronuncia attiene alla definizione di rapporti pregressi, non incidenti sull'interesse superiore del minore)9 . Diversamente la condanna del genitore naturale al mero pagamento del contributo periodico non presupporrà alcuna richiesta, trattandosi di potere che può essere assunto dal giudice ex officio.
Ampia è la giurisprudenza di merito e di legittimità sull'art.261 cod.civ., ma di particolare rilevanza appare la sentenza della Suprema Corte n°4588 del 25 febbraio 2009 che afferma: "posto che il genitore, una volta accertata la filiazione naturale ovvero riconosciuto il figlio naturale, deve contribuire al mantenimento dalla nascita, nonché, dalla stessa data, deve rimborsare pro quota - secondo il regime delle obbligazioni solidali - l'altro genitore che abbia integralmente provveduto al mantenimento del figlio medesimo, tale rimborso va quantificato tenendo conto di quanto l'obbligato avrebbe dovuto corrispondere qualora il riconoscimento avesse avuto luogo fin dalla nascita del figlio, fermo che egli non può essere tenuto a contribuire anche a spese irragionevoli, operando pur sempre il principio secondo cui i genitori devono adempiere l'obbligo di mantenimento verso i figli in proporzione delle loro sostanze, secondo le loro capacità di lavoro professionale o casalingo, sicché deve escludersi che il genitore in parola abbia tacitamente accettato le spese sostenute dall'altro, conferendogli una sorta di delega in bianco che gli impedirebbe poi di contestarne le pretese".
 
LE PRASSI
I Tribunali per i Minorenni sono in generale orientati a riconoscere il diritto, per colui che agisce ai sensi dell'art. 269 cod.civ., di chiedere, unitamente all'accertamento della paternità, anche la condanna al pagamento del contributo per il mantenimento (futuro) del minore; ciò sulla base del principio di cui al 2° comma dell'art.277: il T.M., competete a dichiarare giudizialmente la paternità in caso di minori (ai sensi dell'art.38 disp.att. cod.civ.), è altresì competente ad emettere i provvedimenti opportuni per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione dei minori stessi e per la tutela dei loro interessi patrimoniali quali misure consequenziali della sentenza dichiarativa del rapporto di filiazione. Per quanto attiene il periodo intercorrente fra la nascita del minore e la proposizione della domanda, i giudici minorili rilevano che il genitore che ha provveduto da solo e in toto al mantenimento del figlio ha diritto di ripetere in regresso la quota delle relative spese nei confronti dell'altro genitore10 ; tale diritto spetta al genitore iure proprio11 .
Laddove, invece, la domanda di natura economica sia promossa avanti il Tribunale ordinario con atto di citazione (perché il riconoscimento è avvenuto ai sensi dell'art.250, perché il figlio è divenuto maggiorenne o per altre ragioni) i Tribunali non adottano soluzioni univoche: in alcuni casi il giudice decide in funzione di Giudice Unico12 , in altri giudica in composizione collegiale13 .
La maggioranza dei Presidenti di Tribunale, inoltre, si ritiene competente ex art.148 2° comma cod.civ.14 . Come noto l'art. 148 del codice civile è una norma composita, la quale contiene disposizioni di natura sostanziale e al tempo stesso di carattere processuale, tutte finalizzate all'attuazione dei principi enunciati dall'art. 30 della Costituzione. Le statuizioni contenute nel predetto articolo apprestano un efficace rimedio all'ipotesi di inadempimento, consentendo che, attraverso l'agile strumento del decreto, adottato dopo l'audizione dell'inadempiente e sulla base di informazioni15 , si ottenga il risultato del versamento diretto di una quota dei redditi dell'obbligato all'altro genitore o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione della prole. La competenza a provvedere ai sensi del 2° comma dell'art.148 sussiste però solo allorché il genitore convenuto non avanzi domande in punto affidamento e/o modalità di frequentazione dei minori; in tali casi, infatti, il Presidente non può che dichiararsi incompetente e rinviare le parti al TM, competente ai sensi della L. n°54/2006 a decidere sia in merito all'affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio sia delle misure economiche inerenti il loro mantenimento16 .
Da ultimo si segnala che la Suprema Corte ha statuito che "le azioni di cui agli artt. 148 e 261 cod.civ., relative al contributo per il mantenimento del figlio, al quale è tenuto il genitore naturale, non rientrano tra quelle nelle quali il P.M. deve intervenire a pena di nullità" (Cass. 20.6.2000 n°8382).
Giurisprudenza
 
DICHIARAZIONE GIUDIZIALE DI FILIAZIONE ED EFFETTI DELLA SENTENZA
Cassazione civ., 11 luglio 2006, n. 15756
L'obbligazione di mantenimento si collega allo status genitoriale e assume di conseguenza pari decorrenza, dalla nascita del figlio, con il corollario che l'altro genitore, il quale nel frattempo abbia assunto l'onere del mantenimento anche per la porzione di pertinenza del genitore giudizialmente dichiarato (secondo i criteri di ripartizione di cui all'art. 148 cod.civ.), ha diritto di regresso per la corrispondente quota, sulla scorta delle regole dettate dall'art. 1299 cod.civ. nei rapporti fra condebitori solidali. Tuttavia, in considerazione dello stato di incertezza che precede la dichiarazione giudiziale di paternità naturale, il diritto al rimborso pro quota delle spese sostenute dalla nascita del figlio, spettante al genitore che lo ha allevato, non è utilmente esercitabile se non dal momento della sentenza di accertamento della filiazione naturale, con la conseguenza che detto momento segna altresì il dies a quo della decorrenza della prescrizione del diritto stesso.
 
Cassazione civ., Sez. I, 4 maggio 2000, n. 5586
La sentenza di accertamento della filiazione naturale pone a carico del genitore tutti i doveri propri della procreazione legittima compreso quello del mantenimento; tale obbligazione decorre dalla data della nascita e la stessa decorrenza ha l'obbligo di rimborsare pro quota l'altro genitore che abbia provveduto integralmente al mantenimento del figlio; mentre la condanna al rimborso di detta quota presuppone la domanda di parte, attenendo alla definizione di rapporti pregressi tra debitori solidali, la necessità della domanda non ricorre in ordine ai provvedimenti da adottare per il periodo successivo alla proposizione dell'azione avendo il giudice il potere di adottare d'ufficio i provvedimenti opportuni per il mantenimento del minore. (In applicazione di tali principi la S.C. ha cassato la decisione di merito che, in assenza di domanda dell'altro genitore, aveva fissato la decorrenza dell'assegno di mantenimento dalla data della sentenza di primo grado e, decidendo nel merito, ha dichiarato l'obbligo di corrispondere il mantenimento dalla data del ricorso introduttivo del giudizio).

Cassazione civ., Sez. I, 24 marzo 1994, n. 2907
La sentenza dichiarativa della filiazione naturale produce gli effetti del riconoscimento (art. 277 cod.civ.), e, quindi, a norma dell'art. 261 cod.civ., implica tutti i doveri propri della procreazione legittima, compreso quello del mantenimento, ex art. 148 cod.civ., con la stessa decorrenza dell'assunzione dello status genitoriale, cioè a partire dalla nascita del figlio; ne consegue che, ove a detto mantenimento abbia integralmente provveduto l'altro genitore, come si verifica anche quando questi abbia svolto attività lavorativa per riceverne quale corrispettivo "in natura" l'ospitalità e l'assistenza del figlio, si deve riconoscere a tale genitore adempiente il diritto di agire.
 
Cassazione civ., Sez. I, 26 giugno 1987, n. 5619
La sentenza dichiarativa della filiazione naturale produce, ai sensi dell'art. 278 cod.civ., gli stessi effetti del riconoscimento, per cui pone a carico del genitore, fin dalla nascita del figlio, tutti i doveri inerenti al rapporto di filiazione legittima (art. 261 cod.civ.), compresi quelli di mantenimento, educazione e istruzione; pertanto, il genitore che ha provveduto al mantenimento del figlio ha diritto di ripetere la quota delle relative spese nei confronti del soggetto del quale è stata accertata la paternità o la maternità naturale, in applicazione analogica dell'art. 1299 cod.civ., che prevede il regresso tra condebitori solidali quando l'obbligazione sia stata adempiuta da uno solo di essi, alla stregua del principio che si trae dall'art. 148 (richiamato dall'art. 261 cod.civ. per la filiazione naturale) che, prevedendo l'azione giudiziaria contro il genitore inadempiente, postula il diritto di quello adempiente di agire in regresso nei confronti dell'altro.
 
Cassazione civ., Sez. I, 26 settembre 1987, n. 7285
L'obbligo del genitore naturale di concorrere nel mantenimento del figlio insorge con la nascita di questi, ancorché la procreazione naturale sia stata successivamente accertata con sentenza (avente natura dichiarativa), e, pertanto, dalla stessa data decorre il connesso obbligo di rimborsare "pro quota" l'altro genitore, il quale abbia per intero subito il carico del mantenimento fino a detta pronuncia. Peraltro, il diritto a tale rimborso è disponibile, e, quindi, non può essere riconosciuto con una decorrenza anteriore rispetto a quella fatta valere dal suo titolare.
 
RICONOSCIMENTO DI FIGLIO NATURALE E MANTENIMENTO
Cassazione civ., Sez. I, 26 maggio 2004, n. 10124
In tema di riconoscimento di figlio naturale, il diritto al rimborso delle spese sostenute, spettante al genitore che ha allevato il figlio nei confronti del genitore che procede al riconoscimento, non è utilmente esercitabile se non dal giorno del riconoscimento stesso (soltanto il riconoscimento comportando, ex art. 261 cod.civ., gli effetti tipici connessi dalla legge allo status giuridico di figlio naturale), con la conseguenza che detto giorno segna altresì il dies a quo della decorrenza della prescrizione del diritto stesso.
 
Corte d'Appello Roma, 7 gennaio 2009 n°51
A norma dell'articolo 261 del cod.civ. il genitore che ha riconosciuto il figlio assume tutti i doveri propri della procreazione legittima, incluso quello del mantenimento ex articoli 147 e 148 del cod.civ., collegandosi la relativa obbligazione allo status genitoriale e assumendo di conseguenza decorrenza dalla nascita del figlio, con il corollario che l'altro genitore, il quale nel frattempo abbia assunto l'onere del mantenimento anche per la porzione di pertinenza del genitore che abbia successivamente riconosciuto il figlio (secondo i criteri di ripartizione di cui al citato articolo 148 del cod.civ.), ha diritto di regresso per la corrispondente quota, sulla scorta delle regole dettate dall'articolo 1299 del cod.civ. nei rapporti fra condebitori solidali.
Tribunale Trieste, decreto 21 marzo 2005
Lo speciale procedimento ex art.148 cod.civ. si applica anche se riguardante i figli naturali riconosciuti. Il procedimento sommario per la tutela del diritto al mantenimento della prole è esperibile anche con riferimento a somme da corrispondersi direttamente a cura dell'obbligato principale. Il rimedio di cui all'art.148 cod.civ. può essere legittimamente esperito anche laddove si lamenti la mera insufficienza delle somme corrisposte, non postulando la disposizione normativa come necessario l'inadempimento integrale.
 
DICHIARAZIONE GIUDIZIALE DI FILIAZIONE E MANTENIMENTO
Cassazione civ., 23 luglio 1994, n. 6868
Nel giudizio promosso per la dichiarazione della paternità naturale, pur se la richiesta di condanna del convenuto alla corresponsione di un assegno di mantenimento non può essere formulata per la prima volta nel corso del procedimento di primo grado, in difetto di accettazione del contraddittorio, in quanto integra una domanda nuova, tuttavia resta fermo il potere del giudice adito, in applicazione dell'art.277 secondo comma cod. civ., di prendere di ufficio i provvedimenti che stimi opportuni per il mantenimento del figlio naturale.
 
Cassazione civ., Sez. I, 1° ottobre 1999, n. 10861
In materia di dichiarazione giudiziale di paternità e maternità naturale, il rimborso delle spese spettanti al genitore che ha provveduto al mantenimento del figlio fin dalla nascita, ancorché trovi titolo nell'obbligazione legale di mantenimento imputabile anche all'altro genitore, ha natura in senso lato indennitaria, essendo diretta a indennizzare il genitore, che ha riconosciuto il figlio, a causa degli esborsi sostenuti da solo per il mantenimento della prole; poiché è principio generale (desumibile da varie norme, quali ad esempio gli art. 379, comma 2, 2054, 2047 cod.civ.) che l'equità costituisca criterio di valutazione del pregiudizio non solo in ipotesi di responsabilità extracontrattuale ma anche quando la legge si riferisca in genere a indennizzi o indennità, il giudice di merito può utilizzare il criterio equitativo per determinare le somme dovute a titolo di rimborso.
 
Corte d'Appello di Milano 5 febbraio 2002
Il genitore naturale ha l'obbligo di provvedere in proporzione alle proprie sostanze al mantenimento del figlio sin dalla nascita di quest'ultimo ancorché il rapporto di filiazione sia stato successivamente accertato con sentenza.
 
DICHIARAZIONE GIUDIZIALE O RICONOSCIMENTO DI PATERNITÀ E RIMBORSI
Cassazione civ., 30 giugno 2005, n. 14029
Il tribunale per i minorenni, adito per il riconoscimento della paternità naturale di un minore, è competente anche a conoscere di ogni domanda consequenziale di natura economica, tra cui, oltre quella avente ad oggetto il rimborso delle spese di mantenimento già sostenute dall'altro genitore per il minore, anche quella avente ad oggetto la corresponsione del periodico mantenimento in favore dello stesso, per il periodo dalla nascita alla decisione, e per l'ulteriore periodo dalla decisione fino al raggiungimento dell'autosufficienza economica.
 
Cassazione civ., 8 agosto 1989, n. 3635
Al genitore naturale, che abbia per intero provveduto al mantenimento del figlio, spetta, iure proprio, il diritto di conseguire, con la sentenza che accerti la procreazione naturale dell'altro genitore, il rimborso "pro quota" di dette spese, a partire dalla data della nascita, segnando questa l'insorgenza dell'obbligo di entrambi di concorrere in quel mantenimento.
L'art. 38 disp.att. cod.civ., il quale attribuisce al tribunale per i minorenni la cognizione dell'azione per la dichiarazione di paternità o maternità naturale, nel caso di minori, comporta che, in detto caso, il medesimo tribunale è competente pure per i provvedimenti in materia di mantenimento, istruzione ed educazione del figlio, ancorché di contenuto patrimoniale e riguardanti il tempo anteriore alla sentenza (come in ipotesi di rimborso "pro quota" delle spese di mantenimento in favore del genitore che le abbia sostenute per intero), in considerazione del carattere strettamente consequenziale di tali provvedimenti rispetto alla pronuncia dichiarativa del rapporto di filiazione.
 
Cassazione civ., Sez. I, 2 marzo 1994, n. 2065
La sentenza dichiarativa della filiazione naturale produce, ai sensi dell'art. 278 cod.civ., gli stessi effetti del riconoscimento, per cui pone a carico del genitore, fin dalla nascita del figlio, tutti i doveri inerenti al rapporto di filiazione legittima (art. 261 cod.civ.), compresi quelli di mantenimento, educazione e istruzione. Ne consegue che l'altro genitore, che abbia subito per intero il carico del mantenimento, ha il diritto di ottenere il rimborso "pro quota" di dette spese anche per il periodo anteriore alla proposizione dell'azione per la dichiarazione giudiziale della paternità o maternità naturale con riguardo alla decorrenza fatta valere con la domanda.
 
Cassazione civ., Sez. I, 14 agosto 1998, n. 8042
La sentenza dichiarativa della filiazione naturale produce gli stessi effetti del riconoscimento e implica pertanto tutti i doveri propri della procreazione legittima, compreso quello di mantenimento; tale obbligo di mantenimento, non avendo natura alimentare, è a carico del genitore a seguito della dichiarazione giudiziale di paternità naturale a decorrere dalla nascita del figlio e non dal giorno della domanda giudiziale, con la conseguenza che dalla stessa data decorre anche l'obbligo di rimborsare pro quota l'altro genitore che abbia integralmente provveduto al mantenimento del figlio fino alla pronuncia del giudice.
 
Cassazione civ., Sez. I, 20 aprile 1991, n. 4273
Entrambi i genitori sono coobbligati solidali nei confronti del figlio naturale per tutto quanto gli è dovuto per il suo mantenimento: pertanto il genitore convivente con il figlio naturale, cui ha prestato l'intero mantenimento, ha diritto di regresso nei confronti dell'altro genitore; il genitore che agisce in giudizio contro l'altro genitore per ottenere il mantenimento per il figlio naturale agisce in nome e nell'interesse proprio.
 
Cassazione civ., Sez. I, 2 febbraio 2006, n. 2328
L'obbligo dei genitori di mantenere i figli (artt. 147 e 148 cod.civ.) sussiste per il solo fatto di averli generati e prescinde da qualsivoglia domanda, sicché nell'ipotesi in cui al momento della nascita il figlio sia riconosciuto da uno solo dei genitori, tenuto perciò a provvedere per intero al suo mantenimento, non viene meno l'obbligo dell'altro genitore per il periodo anteriore alla pronuncia della dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale, essendo sorto sin dalla nascita il diritto del figlio naturale a essere mantenuto, istruito ed educato nei confronti di entrambi i genitori. Conseguentemente, il genitore naturale, dichiarato tale con provvedimento del giudice, non può sottrarsi alla sua obbligazione nei confronti del figlio per la quota posta a suo carico, ma è tenuto a provvedere sin dal momento della nascita, attesa la natura dichiarativa della pronuncia che accerta la filiazione naturale. Il diritto al rimborso pro quota delle spese sostenute dalla nascita del figlio, spettante al genitore che lo ha allevato, non è tuttavia utilmente esercitabile se non dal momento della sentenza di accertamento della filiazione naturale, con la conseguenza che detto momento segna altresì il dies a quo della decorrenza della prescrizione del diritto stesso.
 
Cassazione civ., Sez. I, 23.03.2004, n. 5719
Il genitore che adempie per l'intero all'obbligo di mantenimento della prole, cui dovrebbero assolvere entrambi i genitori, può richiedere all'altro genitore la sua parte jure proprio, nella misura stabilita convenzionalmente o in mancanza dal giudice.
Il genitore che adempie per l'intero può richiedere anche il contributo per il futuro, fino a quando il figlio non sia in grado di mantenersi da solo.
 
Cassazione civ., Sez. I, 22 novembre 2000, n. 15063
Il riconoscimento del figlio naturale comporta l'assunzione di tutti i diritti e doveri propri della procreazione legittima, ivi compreso l'obbligo di mantenimento, che, per il suo carattere essenzialmente patrimoniale, esula dallo stretto contenuto della potestà genitoriale, e in relazione al quale, pertanto, non rileva, come, invece, avviene con riguardo a quest'ultima, a norma dell'art. 317 bis cod.civ., la circostanza che i genitori siano o no conviventi, incombendo detto obbligo su entrambi, in quanto nascente dal fatto stesso della procreazione. Ne consegue che, nell'ipotesi in cui al mantenimento abbia provveduto, integralmente o comunque al di là delle proprie sostanze, uno soltanto dei genitori, a lui spetta il diritto di agire in regresso, per il recupero della quota del genitore inadempiente, secondo le regole generali del rapporto tra condebitori solidali, come si desume, in particolare, dall'art. 148 cod.civ., richiamato dall'art. 261 cod.civ., che prevede l'azione giudiziaria contro il genitore inadempiente, e senza, pertanto, che sia configurabile un caso di gestione di affari altrui. L'obbligo in esame, non avendo natura alimentare, e decorrendo dalla nascita, dalla stessa data deve essere rimborsato pro quota.
 
Cassazione civ., Sez. I, 28 giugno 1994, n. 6217
L'obbligo dei genitori di mantenere i figli (artt. 147 e 148 cod.civ.) sussiste per il solo fatto di averli generati e prescinde da qualsivoglia domanda. Ne consegue che, nell'ipotesi in cui al momento della nascita il figlio sia riconosciuto da uno solo dei genitori, tenuto perciò a provvedere per intero al suo mantenimento, non viene meno l'obbligo dell'altro genitore per il periodo anteriore alla pronuncia della dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale. Pertanto, una volta intervenuta siffatta pronuncia, egli deve corrispondere al genitore che ha riconosciuto il figlio, in proprio, le somme versate che questi ha anticipato per far fronte, da solo, al mantenimento, mentre, per il periodo successivo, è tenuto a provvedere al mantenimento del figlio minore versando
all'altro genitore, quale esercente la potestà, l'assegno mensile posto a suo carico.
 
Tribunale di Cagliari, 13 marzo 1997
Nell'ipotesi in cui entrambi i genitori abbiano riconosciuto il figlio, l'obbligo legale di mantenimento è a carico di tutti e due in proporzione delle rispettive sostanze e capacità di lavoro e di guadagno. E poiché l'obbligo di mantenimento grava su entrambi, deve ritenersi che il genitore che adempia a tale obbligo anche per la quota incidente sull'altro genitore ponga in essere una gestione d'affari produttiva degli effetti di cui all'art. 2031 cod.civ. e sia pertanto legittimato ad agire per ottenere il rimborso di tale quota per tutto il periodo decorrente dalla nascita del figlio e non dalla data della domanda.
 
Tribunale di Lodi, 23 giugno 2008, n. 426
La sentenza di accertamento della filiazione naturale ha natura meramente dichiarativa, in quanto il diritto del figlio naturale a essere mantenuto, istruito ed educato da entrambi i genitori sussiste sin dal momento della nascita, con la conseguenza che il genitore, il quale abbia provveduto, medio tempore, al mantenimento del figlio, anche per la parte di pertinenza del genitore giudizialmente dichiarato ha il diritto al rimborso pro quota delle spese sostenute, azionabile solo dal momento del passaggio in giudicato della pronuncia di accertamento.
 
Tribunale di Torino, Sez. VIII, 31 marzo 2008, n. 2774
Per il combinato disposto degli artt. 261, 147 e 148 cod.civ., sui genitori naturali grava l'obbligazione di adempiere al mantenimento dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la capacità di lavoro professionale e casalingo. Ne consegue che il genitore che abbia adempiuto all'obbligo di mantenimento dei figli anche per la quota incidente sull'altro genitore è legittimato ad agire contro quest'ultimo per conseguire il rimborso della quota per tutto il periodo decorrente dalla nascita del figlio - e non soltanto per il periodo successivo alla domanda, come previsto dall'art. 445 cod.civ. per la diversa ipotesi dell'obbligo alimentare - in applicazione analogica dell'art. 1299 cod.civ., che prevede il regresso tra i condebitori solidali quando l'obbligazione sia stata adempiuta da uno solo di essi.
 
Tribunale de L'Aquila, 6 giugno 2007
La dichiarazione giudiziale di paternità produce gli effetti del riconoscimento e ciò determina, a carico del genitore, tutti i doveri derivanti dalla procreazione legittima,
 
MANTENIMENTO DEL FIGLIO NATURALE - ADEGUAMENTO ISTAT
Cass. civ. sez. I, 14.02.2004, n. 2897
Il criterio di adeguamento automatico secondo gli indici Iatat disposto dalla Legge per l'assegno di mantenimento a favore dei figli di persone divorziate viene applicato anche in caso di assegno di mantenimento disposto in favore del figlio naturale, cioè nato fuori dal matrimonio.
 
MANTENIMENTO DEI FIGLI MAGGIORENNI
Cassazione, 3 novembre 2006, n. 23596
Il dovere di mantenimento del figlio maggiorenne cessa allorché il genitore onerato dia la prova che il figlio abbia raggiunto l'indipendenza economica, ovvero si trovi nelle concrete condizioni per essere economicamente autosufficiente. L'obbligo dei genitori di concorrere tra loro al mantenimento dei figli non cessa, ipso facto, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell'obbligo non dia la prova che il figlio ha raggiunto l'indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete condizioni per poter essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o discutibile scelta.
 
Cassazione, 16 marzo 2004 n. 5317
Il diritto al mantenimento si trasforma in diritto agli alimenti, nel caso in cui il figlio maggiorenne non abbia redditi propri, ma sia responsabile di questa situazione.
 
Cassazione, 3 aprile 2002, n. 4765
Il figlio che abbia raggiunto la maggiore età e che sia laureato, ha diritto ad ottenere l'assegno di mantenimento finché non trovi un'occupazione adeguata alla sua condizione sociale, purché si attivi a reperirla e non vi sia una sua inoperosità.
 
Cassazione, 30 agosto 1999, n. 9109
Il genitore ha l'obbligo di mantenere i figli, ma tale obbligo non è perenne e viene meno qualora il figlio, non riesca, dopo innumerevole tempo, per comportamento negligente a raggiungere un determinato obbiettivo, quale quello di completare gli studi rendendosi così autosufficiente.
 
 
 
La disciplina degli effetti del riconoscimento dei figli naturali si evince dal combinato disposto degli articoli 250, 258 e 261 del codice civile, mentre l'azione per la dichiarazione giudiziale di filiazione è disciplinata dall'art.269 cod.civ..
L'art.30 della Costituzione, con una disposizione di immediato valore precettivo, stabilisce il dovere e il diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli anche se nati fuori dal matrimonio.
cfr. Cass. n°8042 del 14.08.1998; Cass. n°6217 del 28.06.1994; Cass. n°2065 del 02.03.1994; Cass. n°2907 del 24.03.1994; Cass. n°791 del 23.01.1993; Cass. n°5619 del 26.06.1987.
Conseguentemente, se il predetto diritto può essere fatto utilmente valere solo con la pronuncia giudiziale, sarà a partire da tale data che inizierà a decorrere l'ordinaria prescrizione decennale del diritto al rimborso pro quota delle spese sostenute per il mantenimento del figlio minore (il momento del passaggio in giudicato della sentenza di accertamento della filiazione naturale individua il dies a quo ai fini della decorrenza della prescrizione).
Cass. sent. n°15063/2000: "Il riconoscimento del figlio naturale comporta, tra l'altro, a carico di entrambi i genitori, l'obbligo di mantenimento senza che rilevi la circostanza che gli stessi siano o meno conviventi. Pertanto, ove uno dei genitori abbia provveduto integralmente al detto mantenimento (o oltre la misura delle proprie sostanze) lo stesso ha diritto di agire in regresso per il recupero della quota del genitore inadempiente, secondo le regole generali dei rapporti tra condebitori solidali, senza che sia configurabile un caso di gestione di affari altrui e a prescindere, altresì, dall'epoca in cui il rapporto di filiazione, nei confronti dell'inadempiente, sia stato accertato o riconosciuto".
App. Roma n°51/2009: "A norma dell'art. 261 cod.civ. il genitore che ha riconosciuto il figlio assume tutti i doveri propri della procreazione legittima, incluso quello del mantenimento ex art. 147 e 148 cod.civ., collegandosi la relativa obbligazione allo "status" genitoriale e assumendo di conseguenza decorrenza dalla nascita del figlio, con il corollario che l'altro genitore, il quale nel frattempo abbia assunto l'onere del mantenimento anche per la porzione di pertinenza del genitore che abbia successivamente riconosciuto il figlio (secondo i criteri di ripartizione di cui al citato art. 148 cod.civ.), ha diritto di regresso per la corrispondente quota, sulla scorta delle regole dettate dall'art. 1299 cod.civ. nei rapporti fra condebitori solidali".
Cass. n°3635/1989: "L'art. 38 disp. att. cod.civ., il quale attribuisce al tribunale per i minorenni la cognizione dell'azione per la dichiarazione di paternità o maternità naturale nel caso di minori, comporta che, in detto caso, il medesimo tribunale è competente pure per i provvedimenti in materia di mantenimento, istruzione ed educazione del figlio, ancorché di contenuto patrimoniale e riguardanti il tempo anteriore alla sentenza".
cfr. Cass. n°8362/2007, Cass. n°14029/2005, Cass. n°7629/1994, Cass. n°7304/1994.
contra Cassazione n°3635/1989.
10 cfr. TM Milano n°104/2010; TM Catania n°02/2005; TM Catania 12.10.2007; TM Brescia 20.07.2010; TM Brescia 12.10.2010.
11 Cass. n°15100 del 16.07.2005: pur se la sentenza di accertamento della filiazione naturale pone a carico del genitore anche l'obbligazione di mantenimento, decorrente dalla nascita del figlio, con conseguente obbligo di rimborsare pro quota l'altro genitore che abbia provveduto integralmente al mantenimento del figlio medesimo, la condanna al rimborso di detta quota presuppone la domanda di parte, attenendo alla definizione di rapporti pregressi tra debitori solidali (la Suprema Corte ha ritenuto immune da vizi logici e giuridici, confermandola, la decisione del giudice di appello che aveva escluso la determinazione d'ufficio, a carico dei convenuti, eredi del padre defunto, del pagamento di una somma una tantum, quale contributo alle spese per il mantenimento del figlio sostenute dalla madre anteriormente all'accertamento giudiziale, in mancanza di domanda della parte, neanche proponibile perché la madre aveva agito non in proprio, ma solo in nome e per conto del figlio minorenne).
12 cfr. Trib. Monza 19.02.2010; Trib. Catania 08.04.2009
13 cfr. Trib. Torino 31.03.2008
14 "In caso di inadempimento il presidente del tribunale, su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito l'inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell'obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all'altro coniuge o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione della prole".
15 Nel procedimento previsto dall'art. 148 cod. civ. è sufficiente la mera verifica dell'inadempimento del genitore obbligato, non richiedendosi prove dell'esistenza del credito, che deriva dal rapporto di filiazione; onde la necessità, a differenza di ciò che avviene nel procedimento monitorio, dell'audizione dell'inadempiente.
16 cfr. Cass. ordinanza n.8362/07 del 22.3.2007: "La legge 8 febbraio 2006, n. 54 sull'esercizio della potestà in caso di crisi della coppia genitoriale e sull'affidamento condiviso, applicabile anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati, ha corrispondentemente riplasmato l'art.317 bis cod.civ., il quale, innovato nel suo contenuto precettivo, continua tuttavia a rappresentare lo statuto normativo della potestà del genitore naturale e dell'affidamento del figlio nella crisi dell'unione di fatto, sicché la competenza ad adottare i provvedimenti nell'interesse del figlio naturale spetta al tribunale per i minorenni, in forza dell'art. 38, primo comma, delle disposizioni di attuazione del codice civile, in parte qua non abrogato, neppure tacitamente, dalla novella. La contestualità delle misure relative all'esercizio della potestà e all'affidamento del figlio, da un lato, e di quelle economiche inerenti al loro mantenimento, dall'altro, prefigurata dai novellati artt.155 e segg. cod.civ., ha peraltro determinato - in sintonia con l'esigenza di evitare che i minori ricevano dall'ordinamento un trattamento diseguale a seconda che siano nati da genitori coniugati oppure da genitori non coniugati, oltre che di escludere soluzioni interpretative che comportino un sacrificio del principio di concentrazione delle tutele, che è aspetto centrale della ragionevole durata del processo - una attrazione, in capo allo stesso giudice specializzato, della competenza a provvedere, altresì, sulla misura e sul modo con cui ciascuno dei genitori naturali deve contribuire al mantenimento del figlio".